Un magazzino pieno non equivale a una maggiore capacità di servire il cliente. Materiali deteriorati, componenti superate o confezioni incomplete possono risultare disponibili nel gestionale e non esserlo nella pratica. La prima verifica riguarda quindi quantità, stato e possibilità di impiego dei beni, prima ancora di decidere se aumentare o ridurre gli acquisti.

Separare inventario operativo e valutazione contabile

L’8 dicembre 2025 l’Organismo Italiano di Contabilità ha pubblicato emendamenti che interessano anche l’OIC 13 sulle rimanenze, applicabili ai bilanci degli esercizi iniziati dal 1° gennaio 2026. È un richiamo a utilizzare i riferimenti aggiornati nella valutazione contabile, che resta distinta dal controllo operativo proposto in questa guida. Fonte: OIC.

Il tema si collega anche all’impiego efficiente delle risorse. Nell’Eurobarometro presentato il 18 ottobre 2024, la Commissione europea include la riduzione degli scarti fra le misure adottate dalle PMI. Il dato riguarda quella rilevazione storica; non prova che ogni scorta in eccesso sia un rifiuto o possa essere eliminata senza verifiche. Fonte: Commissione europea.

Un controllo per famiglie di prodotto

La nostra proposta è scegliere inizialmente una famiglia con valore o ingombro rilevante e ricostruirne i movimenti. L’assenza di prelievi può segnalare obsolescenza, ma anche una scorta destinata a ricambi o lavorazioni occasionali. Serve dunque il confronto fra magazzino, produzione e commerciale, evitando di applicare una soglia uguale a materiali con funzioni diverse.

  • Confrontare quantità registrate e fisiche, annotando differenze e cause senza correggere soltanto il saldo.
  • Distinguere beni utilizzabili, riservati a commesse, da verificare e non più impiegabili.
  • Assegnare a ogni anomalia una decisione, un responsabile e una data di riesame.

Per i prodotti lenti si possono valutare impieghi alternativi tecnicamente compatibili, restituzioni concordate o iniziative commerciali sostenibili. Nessuna scelta dovrebbe compromettere qualità, sicurezza o tracciabilità. Se occorre avviare beni a recupero o smaltimento, vanno rispettate le regole pertinenti: liberare spazio non giustifica una destinazione non documentata.

Correggere le cause dei nuovi accumuli

La formazione di eccedenze può dipendere da lotti minimi, previsioni superate, varianti abbandonate o riordini rimasti attivi. Dopo il controllo è utile modificare i parametri che hanno generato l’accumulo. Il percorso della Banca d’Italia per le piccole imprese richiama la pianificazione della liquidità: anche gli acquisti di magazzino devono trovare posto in quel calendario. Fonte: Banca d’Italia.

La verifica successiva deve osservare insieme eccedenze e mancate disponibilità. Ridurre le quantità a scaffale migliora poco il processo se aumentano urgenze e consegne incomplete. Una registrazione stabile delle cause permette invece di rendere gli acquisti più coerenti con la domanda, conservando le scorte che hanno una funzione dimostrabile e affrontando presto quelle che l’hanno perduta.