La trasformazione digitale delle PMI procede con differenze rilevanti e richiede competenze oltre agli strumenti. Nel contributo pubblicato l’11 dicembre 2025, Cedefop ed Eurofound collegano la capacità digitale delle imprese all’investimento nelle persone e segnalano ostacoli organizzativi e formativi. Il documento utilizza anche dati riferiti al 2024: non descrive risultati già misurati per l’intero 2026. Fonte: Cedefop.
Chi aiuta gli altri a imparare
Un precedente studio Cedefop sui formatori interni alle PMI, pubblicato il 17 dicembre 2015, evidenzia il ruolo delle persone che facilitano l’apprendimento sul lavoro. È un riferimento organizzativo, non una fotografia statistica attuale. La presenza di un tutor non dovrebbe essere data per scontata quando si introduce un nuovo processo digitale. Fonte: Who trains in SMEs.
La nostra proposta è partire da un’attività osservabile. “Usare meglio il gestionale” è un obiettivo troppo ampio; “registrare un ordine completo senza doverlo correggere” permette invece di definire una prova. Il responsabile può raccogliere alcuni casi ricorrenti, individuare gli errori frequenti e costruire un percorso breve intorno a problemi che le persone riconoscono.
Progettare il percorso
- Definire cosa deve saper fare il partecipante alla fine, con esempi e criteri comprensibili.
- Programmare esercitazioni su dati di prova, evitando l’esposizione non necessaria di informazioni personali o riservate.
- Riservare al tutor tempo effettivo e una modalità semplice per raccogliere dubbi ricorrenti.
La partecipazione a un corso non dimostra da sola il trasferimento delle competenze. Dopo alcune settimane è utile ripetere un compito simile e osservare se diminuiscono errori, passaggi inutili e richieste di aiuto. Il confronto deve tenere conto della complessità dei casi: altrimenti si rischia di attribuire alla formazione un miglioramento dovuto soltanto a un lavoro più facile.
Coinvolgere anche i responsabili
Chi coordina il lavoro deve comprendere gli strumenti abbastanza da definire priorità e interpretarne i risultati. Se il nuovo sistema viene affiancato indefinitamente da fogli e procedure parallele, il vantaggio può disperdersi. Occorre decidere quali informazioni fanno fede, chi le aggiorna e quando una vecchia procedura può essere eliminata.
È utile chiedere ai partecipanti di descrivere un ostacolo incontrato nell’applicazione quotidiana. Se il problema dipende da autorizzazioni, dati mancanti o organizzazione, ripetere il corso non lo risolve: deve intervenire chi governa il processo.
Un calendario sostenibile prevede sessioni brevi, occasioni di pratica e aggiornamenti quando cambiano funzioni o mansioni. È utile conservare materiali essenziali e facilmente reperibili, senza trasformare ogni dubbio in una nuova riunione. La formazione diventa così una parte del processo operativo: il risultato atteso è un lavoro più affidabile e autonomo, verificato attraverso attività reali, con spazio per chi necessita di tempi o modalità di apprendimento differenti.




