L’inflazione italiana di agosto 2026 è stimata al 3,3% su base annua, dopo il 2,9% di luglio; la variazione mensile è dello 0,5%. L’Istat ha pubblicato questi risultati preliminari il 1° settembre 2026. Si tratta dell’indice NIC, relativo ai consumi delle famiglie, e non di una misura diretta del costo industriale di ogni impresa. Fonte: stima Istat.
L’energia cambia il quadro, ma non tutti i costi
La stessa rilevazione attribuisce l’accelerazione soprattutto ai beni energetici, mentre l’inflazione di fondo scende all’1,5%. Il 10 settembre la BCE ha deciso un aumento di 25 punti base dei tassi di riferimento, con efficacia dal 16 settembre: una decisione già annunciata, non ancora operativa alla data di questo articolo. Fonte: decisione BCE.
Per chi gestisce un’azienda, la conseguenza pratica non è applicare il 3,3% a tutte le voci del preventivo. Un laboratorio energivoro, un’impresa di consulenza e un negozio possono avere esposizioni molto diverse. La nostra analisi suggerisce di ricostruire il costo delle attività realmente vendute, usando fatture recenti e contratti in essere. Anche il momento del rinnovo di una fornitura può contare più della variazione media del mese.
Ricostruire un paniere aziendale
- Raccogliere i costi unitari dei materiali principali, evitando confronti tra qualità o confezioni diverse.
- Separare le componenti fisse e variabili delle bollette e dei servizi acquistati.
- Attribuire trasporto, imballaggio e lavorazioni esterne ai prodotti che li generano.
Il passaggio successivo è verificare la quota di ricavi esposta a prezzi bloccati. Un ordine già accettato può avere condizioni differenti rispetto a un preventivo ancora aperto. La revisione dei listini richiede quindi una mappa commerciale, non soltanto un nuovo foglio di calcolo. È utile conservare anche la data di validità delle offerte ricevute dai fornitori: il margine atteso perde significato quando il costo utilizzato non è più acquistabile.
Valutare la risposta dei clienti
Prima di un rialzo generalizzato, si possono confrontare ipotesi distinte: modificare il prezzo, cambiare il lotto minimo, rivedere i servizi inclusi oppure ridurre attività che non creano valore. Sono possibilità da valutare sul proprio mercato, senza promettere che una scelta funzioni sempre. Rendere trasparenti tempi, qualità e contenuto dell’offerta aiuta il cliente a comprenderne il valore.
La verifica dovrebbe proseguire dopo l’intervento, osservando preventivi accettati, quantità vendute e margine effettivo. Un listino più alto può aumentare il ricavo unitario ma diminuire il risultato complessivo se cadono i volumi o cresce lo sconto negoziato. Conservare queste informazioni per famiglia di prodotto permette di distinguere una pressione temporanea da una modifica duratura dell’economia aziendale.




